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Diario


20 novembre 2007

Che cosa ha fatto il governo di centrosinistra in materia di lavoro e di lotta alla precarietà

 

Comunicazione di Roberto Brilli, responsabile del dipartimento economia e lavoro della Federazione livornese DS, al Convegno promosso dal Circolo di cultura socialista Sandro Pertini sul tema: "...dalla precarietà alla flessibilità..." ( Livorno, 15 Novembre 2007, Sala consiliare del Palazzo della Provincia ).


PREMESSA


Prima di tutto, anche se in maniera estremamente schematica, occorre fare una premessa: quale giudizio sociale, politico ed economico è giusto esprimere sul lavoro precario il quale ha avuto una sensibile estensione in Europa e in Italia nell’ultimo decennio?

Per quanto ci riguarda, esprimiamo un giudizio negativo su questo fenomeno ( del lavoro precario ) il quale non può essere identificato con le problematiche, le motivazioni e le dinamiche del lavoro flessibile correttamente inteso e talvolta ricercato dagli stessi prestatori d’opera.

Il principale torto sociale e morale che è stato fatto in questi anni alle nuove generazioni ( ma non solo a loro ) è stato quello di sconquassare i bisogni elementari alla sicurezza e alla pienezza degli impegni introducendo forme selvagge di precarietà nei rapporti di lavoro che non possono essere accettabili in una società civile poiché il lavoro non è una merce come le altre ( come la coca cola o le scarpe che si comprano liberamente con i soldi e poi, esauritosi il loro ciclo di vita, si smaltiscono nelle modalità tecnicamente più efficaci ), ma è una qualità e una funzione peculiare della natura umana il cui uso deve essere disciplinato da regole certe e civili capaci di valorizzarne creatività, possibilità e potenzialità.

Questa precarietà voluta da classi dirigenti miopi e dal centrodestra, non ha niente a che fare con la possibile flessibilità regolata, contrattata e finalizzata a un lavoro stabile.

Fatta questa premessa, possiamo entrare nel merito ( sempre in maniera estremamente schematica ) del tema della mia comunicazione. Che cosa ha fatto il Governo di centrosinistra in materia di lavoro e di lotta alla precarietà?

A questa domanda chiara e diretta noi diamo una risposta unitaria e di sintesi; ed è la seguente.

Il Governo di centrosinistra, in un periodo di tempo limitato ( circa 18 mesi ), ha sviluppato una politica complessivamente positiva nel campo del lavoro e del contrasto alla precarietà; poiché – sia nel metodo che nella sostanza – ha determinato una netta inversione di tendenza rispetto agli indirizzi e alla prassi del quinquennio precedente in cui governava il centrodestra, dimostrando pertanto coerenza con il programma politico ed elettorale sulla base del quale l’Unione ha vinto le ultime elezioni politiche.

Se questo è il giudizio complessivo, ora, però è necessario articolarlo in tre valutazioni specifiche.

1.

La prima valutazione specifica che intendiamo esprimere è relativa alla coerenza tra prassi di Governo e programma elettorale.

Il Governo e la maggioranza di centrosinistra, naturalmente sempre a mio avviso, si sono mossi, in questi 18 mesi, in coerenza con il programma dell’Unione intitolato “ Per il bene dell’Italia “; tale programma contiene un capitolo intitolato “ Lavoro, diritti e crescita camminano insieme “.

Questo capitolo si apre con un paragrafo intitolato “ Per una piena e buona occupazione “ dove, tra l’altro, si recita testualmente: “ …Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruire una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa…”.

2.

In secondo luogo ci preme sottolineare la questione del metodo, poiché il metodo che si assume per affrontare i problemi, non è formalismo, ma diventa sostanza.

Non dobbiamo mai dimenticare che dal 2001 al 2006, quando il Paese era diretto da Berlusconi, non solo è stata teorizzata, ma è stata effettivamente praticata una politica di rifiuto e di abbandono del confronto e della concertazione tra Governo e parti sociali. Sulla base di tale prassi di rifiuto del confronto e della concertazione nella passata legislatura è stato sferrato un attacco crescente al movimento sindacale, alla sua autonomia e unità; si è messo in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; è stata incentivata la più selvaggia precarizzazione del lavoro; con un colpo di forza è stato modificato in senso negativo l’assetto pensionistico ( scalone Maroni ).

Il Governo di centrosinistra, invece, come prima opzione per una inversione di tendenza ha scelto il metodo del confronto e della concertazione con le parti sociali ( organizzazioni sindacali dei lavoratori e associazioni delle imprese ).

Tale metodo, come è facilmente comprensibile, è più impegnativo, richiede pazienza e capacità di ascolto, disponibilità anche al compromesso quando è necessario, ma in una società complessa come quella italiana produce i risultati migliori.

Il risultato più importante prodotto dalla concertazione è stato indubbiamente il Protocollo del 23 Luglio 2007 su lavoro, previdenza, welfare e competitività.

Il Protocollo, come è noto, è stato sottoposto da parte delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, prima a una larga discussione nei luoghi di lavoro e sui territori, e, successivamente, nelle giornate dell’8, del 9 e del 10 Ottobre a un referendum al quale hanno partecipato in grande misura lavoratori a tempo indeterminato, precari e pensionati i quali, nella loro grande maggioranza ( oltre l’81 % ), pur evidenziando aspetti da precisare e migliorare, hanno comunque espresso apprezzamento e condivisione con il testo dell’accordo.

Inoltre in data 12 Ottobre 2007 il Consiglio dei Ministri, senza alcun voto contrario, ha approvato il disegno di legge che recepisce il Protocollo del 23 Luglio con alcune ulteriori precisazioni concordate con le stesse parti sociali.

Tale disegno di legge è stato presentato alla Camera in quanto collegato al disegno di legge per la Finanziaria 2008 e dovrà essere approvato entro il prossimo 31 Dicembre.

3.

E ora passiamo dal metodo alla sostanza per vedere non tutto, ma solo alcune delle cose concrete fatte dall’Esecutivo. Il Governo, con l’impegno in prima persona del Ministero del lavoro e della Previdenza sociale, in questi 18 mesi ha applicato con gradualità e determinazione il programma dell’Unione e intende continuare a muoversi in questa direzione.

Citiamo solo i titoli degli interventi: lotta al lavoro nero e al precariato; sicurezza nei luoghi di lavoro; innalzamento delle pensioni basse; maggiori tutele per giovani, donne e over 50; riforma del TFR. Facciamo alcuni esempi. E’ stato approvato un disegno di legge fondamentale, il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre vi sono stati la diminuizione del costo del lavoro legata al tempo indeterminato, l’avvio della stabilizzazione di 22.000 lavoratori dei call center, l’estensione delle tutele di malattia e maternità agli apprendisti e ai lavoratori parasubordinati, l’aumento per i lavoratori flessibili dei contributi previdenziali.

La lotta al lavoro nero ha prodotto, in un solo anno nell’edilizia, la sospensione di 2.224 Aziende per l’utilizzo di lavoratori irregolari e ha fatto emergere dal lavoro nero 162.000 persone, in gran parte sotto i 30 anni e in precedenza sconosciute all’INAIL.

C’è stata la riforma del TFR pensata prima di tutto per le nuove generazioni.

Recentemente è stata firmata con FIEG e FNSI una intesa sulle aliquote previdenziali dei giornalisti precari. Sempre recentemente è stata siglata un’intesa relativa alla previdenza e al welfare agricoli.

Il documento più importante finora prodotto resta, comunque, il Protocollo del 23 Luglio.

L’accordo distribuisce quasi 40 miliardi di euro in 10 anni a vantaggio di pensionati, giovani e retribuzioni dei lavoratori.

Nel protocollo sono previsti molti interventi a favore dei giovani.

Si tratta di importanti progetti e programmi multisettoriali indirizzati a rafforzare la tutela sociale per le nuove generazioni; li elenchiamo brevemente:

1. la riforma degli ammortizzatori sociali al fine di estendere le tutele ai soggetti esclusi; riforma indispensabile per sostenere il sistema di “flessibilità contrattate” introdotte nel mercato del lavoro;

2. il miglioramento economico dell’indennità di disoccupazione non agricola;

3. la copertura figurativa commisurata alla retribuzione per i lavoratori a contratto per colmare i vuoti contributivi;

4. gli interventi in materia di totalizzazione dei periodi contributivi;

5. gli interventi sul riscatto della laurea attraverso incentivi;

6. l’aumento graduale dell’aliquota dei parasubordinati per rafforzare la previdenza;

7. il riordino degli incentivi per l’occupazione oltre che per i giovani anche per donne e over 50;

8. l’impegno a costruire, per i giovani che hanno un percorso lavorativo discontinuo, una pensione futura di almeno il 60% netto dell’ultima retribuzione;

9. misure di sostegno al reddito.

Nel protocollo e nel successivo disegno di legge, per quanto riguarda il mercato del lavoro, si continua nella lotta intrapresa alla precarietà prevedendo una limitazione dei contratti a termine che, dopo i primi 36 mesi, potranno essere rinnovati una sola volta con la presenza di un esponente sindacale delle organizzazioni più rappresentative.

Naturalmente non dobbiamo dimenticare che nel Protocollo sono previste molte altre misure che non richiamiamo in questa sede ( welfare, abolizione dello scalone Maroni e pensioni, ammortizzatori sociali, sostegno all’occupazione, donne )

Inoltre non possiamo che evidenziare l’importanza della Legge finanziaria per il 2008, non solo per la copertura economica degli accordi nazionali stipulati a partire dal Protocollo del 23 Luglio, ma anche per l’attivazione di nuovi provvedimenti ( processo di stabilizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione ed altri ancora) finalizzati a una buona e piena occupazione nel nostro Paese.

La Legge finanziaria è attualmente in discussione nei due rami del Parlamento e dovrà essere approvata entro la fine dell’anno.

Considerazioni politiche finali

Il nostro giudizio, quindi, è complessivamente positivo in rapporto all’azione dispiegata dal Governo di centrosinistra in un arco temporale obiettivamente molto limitato. Questo significa che tutto è oro colato? Assolutamente NO. Siamo solo all’inizio di una politica riformatrice la quale, pertanto, ha ancora bisogno di tempo per continuare a dispiegarsi e a incidere.

Inoltre non bisogna mai dimenticare che questo Governo ha soltanto una maggioranza di 1 o 2 senatori e doverosamente deve, attraverso la concertazione, ricercare una punto di equilibrio e di compromesso, tra le parti sociali.

Ma la direzione di marcia, a noi, sembra quella giusta.

Conoscere la realtà per modificarla

Non dobbiamo, però, dormire sugli allori; perché i dati della realtà non lo permettono.

Ieri l’altro ( esattamente il 13 Novembre 2007 ) il Ministro del lavoro Cesare Damiano ha fatto una conferenza stampa per presentare un DOSSIER , elaborato dagli stessi uffici del ministero, sulla questione “ Occupazione e forme di lavoro precario “.

In Italia nel 2006 ci sono stati 2.719.000 lavoratori con contratti a termine, pari al 13,1% dei dipendenti totali.

Questa percentuale, pur essendo leggermente inferiore alla media europea, evidenzia alcuni dati particolarmente negativi presenti nel precariato italiano a differenza di quanto avviene prevalentemente nel resto dell’Europa; ci riferiamo alla notevole presenza – all’interno di questi rapporti di lavoro – dei giovani e delle donne; ci riferiamo alla presenza di una estesa area di precariato anche nel lavoro autonomo; ci riferiamo alla sensibile incidenza del part-time nei contratti a termine; ci riferiamo, infine, al fatto che circa un quarto dei lavoratori dipendenti a termine non agricoli dopo 36 mesi dal primo contratto è ancora senza stabilità.

In definitiva nel nostro Paese il dato emergente è che le forme attuali di flessibilità e di precarietà non garantiscono, dopo il primo accesso, un processo di conversione in lavoro stabile.

Queste sono le principali anomalie del mercato del lavoro italiano rispetto al quadro medio europeo.

In questo contesto l’anomalia più acuta è rappresentata dall’apprendistato dove il 36,2% dei giovani restano ancora a termine dopo tre anni dal primo contratto.

Altri si soffermeranno sulle specificità della situazione livornese.

Sul sito internet del Ministero del lavoro e della previdenza sociale al momento abbiamo solo una sintesi del dossier “ Occupazione e forme di lavoro precario “; ma nell’arco di pochi giorni sarà possibile consultarlo nella sua versione integrale disponendo quindi di un importante strumento conoscitivo utile per sapere e per approntare nuove politiche riformatrici in materia.
La questione retributiva

Andiamo al di là dello spazio di questa comunicazione, ma ci corre l’obbligo di evidenziare che oramai nel nostro Paese si pone davvero il problema di un adeguamento e di un innalzamento dei livelli salariali e retributivi che mediamente oggi stanno sensibilmente al di sotto di quelli dei Paesi europei più industrializzati, come la sinistra ha sempre ricordato in questi anni e come recentemente è stato evidenziato anche dal Governatore della Banca d’Italia.

La questione salariale non può essere risolta soltanto o prevalentemente con la manovra fiscale; ma richiede lo sblocco delle attuali vertenze contrattuali, a partire da quella dei metalmeccanici, e lo sviluppo di politiche di incremento della produttività e della competitività da realizzare in primo luogo con l’innovazione di processo e di prodotto.

Più in generale è necessario un rilancio dello sviluppo economico del Paese il quale altrimenti rischia di continuare a restare e di rimpicciolirsi sempre di più in una fase di declino che viene da lontano.

I documenti allegati

In una comunicazione non si può entrare troppo nel merito; neppure in un convegno. Per questo abbiamo ritenuto cosa utile allegare alla presente comunicazione i seguenti documenti:

· il Protocollo del 23 Luglio 2007;

· una scheda sugli interventi previsti dalla Finanziaria 2008;

· il comunicato del 12 Ottobre 2007 sulla conversione in DL del Protocollo del 23 Luglio 2007.

Infine ricordiamo che questa documentazione ( ed altra ancora ) è consultabile e scaricabile al sito in costruzione ( al quale collabora il relatore della presente comunicazione ) avente i seguenti indirizzi web:

http://prospettivelivornesi.myblog.it/

http://problemidellavoro.myblog.it/

Livorno, 15 Novembre 2007.




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permalink | inviato da ett.mas il 20/11/2007 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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